Perchè Pericles | Dizionario Politico | Comunity | Dal Network | Newsletter | Link | Test | Archivio

 
La giornata Politica





Test
Il Politicometro

 

 
L'ABC dei Sondaggi

Invia l'articolo
Stampa l'articolo

La Guerra dei Sondaggi

Quanto sono attendibili i sondaggi? Non si può rispondere a questa domanda se non si conosce la metodologia di realizzazione degli stessi...

In queste ultime settimane lo scontro elettorale, tra le altre cose, ha riguardato i dati di sondaggio. Per gli esponenti del Polo questo schieramento ha un ampio margine di vittoria sul centro-sinistra, per cui occorre andare al più presto alle urne. Secondo l’esperto americano consulente di Rutelli – che ha commissionato un sondaggio ad un istituto di ricerca fornendo il piano di campionamento e il questionario – l’Ulivo è ad appena a due punti di distanza dal centro-destra. Viene allora da chiedersi: quanto sono attendibili i sondaggi? Il problema è che non si può rispondere a questa domanda se non si conosce la metodologia di realizzazione degli stessi. I dati diffusi sui media non lasciano spazio alla specificazione delle tecniche impiegate per realizzare i sondaggi puntando solo su titoli ad effetto. Questo comporta la difficoltà di discriminare i sondaggi che seguono una scrupolosa metodologia scientifica da quelli che sono realizzati al fine di avvantaggiare una determinata forza politica. Vediamo alcuni aspetti utili a valutare l’attendibilità di un sondaggio.

Innanzitutto quanti sono coloro che non rispondono e chi non ha ancora deciso per chi votare? È risaputo che in Italia il voto è un comportamento poco dichiarato nei sondaggi. Si aggiunga a ciò che molti elettori decidono per chi votare solo negli ultimi giorni della campagna elettorale, se non addirittura in cabina elettorale. Pertanto possiamo stimare la percentuale di indecisi e di non risposte intorno al 35-45% (non possiamo essere più precisi per mancanza di diffusione di questo dato sui media).

In secondo luogo occorre conoscere il numero di interviste sui cui si basano i risultati dei sondaggi (anche questa informazione è spesso omessa). Nei sondaggi a livello nazionale usualmente si realizzano dalle 1000 alle 2000 interviste (caso più raro). Ma allora, considerato il numero di indecisi e di non risposte, questo significa che i dati della discordia si riferiscono a 500/800 interviste che dovrebbero rappresentare la popolazione di oltre 48.000.000 di elettori.

Con ciò non si vuole affermare che i sondaggi siano inaffidabili, ma solo che occorre valutare con attenzione la loro capacità di previsione.

La possibilità di estendere i dati di sondaggio all’intera popolazione dipende da come è stato costruito il campione. Infatti, se un campione è costruito con metodo casuale diviene possibile inferire i risultati all’intera popolazione, con un certo margine di errore (che varia in base alla variabilità della popolazione e alla numerosità campionaria). Certo su questo aspetto, anche quando venissero fornite le informazioni, solo un esperto del settore sarebbe in grado di valutare quanto un campione rispetti i canoni dell’inferenza statistica. Rimane il fatto che un campione nazionale costruito sovra-rappresentando alcune aree del paese – come l’Emilia e la Toscana dove è forte la sinistra o la Lombardia e il Veneto dove ha maggiori consensi la Lega Nord – comporta dei risultati fuorvianti.

Ma anche assumendo la rigorosità del piano di campionamento non possiamo stare sicuri sui risultati ottenuti. A vanificare le previsioni influiscono due fattori: la stabilità delle scelte e la caratterizzazione degli indecisi.

Gli elettori intervistati oggi possono benissimo cambiare idea tra qualche tempo, per cui al momento del voto i risultati saranno differenti da quelli previsti.

Il secondo punto è un po’ più complesso da spiegare, per cui seguiamo il ragionamento passo passo. Abbiamo assunto che il campione iniziale è casuale e per questo rappresentativo della popolazione. Ora dividiamo il campione in due sotto-campioni: chi ha risposto e gli indecisi. Per assumere la rappresentatività dei risultati occorre che i due sotto-campioni siano entrambi casuali. Questo significa che sia il sotto-campione di chi ha dichiarato il voto sia quello degli indecisi devono essere dei campioni casuali degli elettori italiani. Facciamo un esempio: nel campione totale le donne sono il 50% e gli uomini il 50%. Nel sotto-campione di chi ha espresso un voto, invece, gli uomini sono il 70% e le donne il 30%; pertanto nell’altro sotto-campione queste percentuali saranno invertite. In questo caso, dunque, i due sotto-campioni non saranno più rappresentativi degli elettori per la variabile sesso, introducendo così un errore sistematico. Se gli uomini e le donne hanno un comportamento di voto sensibilmente differente la previsione sarà distorta.

Per tale ragione spesso i dati di sondaggio vengono ponderati per riequilibrare il campione per le variabili note nella popolazione (ad esempio: sesso, età, titolo di studio, etc.). Il problema è che il sotto-campione degli indecisi può caratterizzarsi anche per altre variabili non conosciute (quali: l’atteggiamento verso la politica, la fiducia nei partiti, la collocazione sulla dimensione sinistra-destra, etc.).

Per tali ragioni occorrerebbe maggiore cautela, e minore determinismo, nel presentare i dati di sondaggio.



3/5/2001
 
Newsletter
Presto potrai ricevere per e-mail gli aggiornamenti da Pericles
Per iscriversi >>

L'angolo della posta

Scrivi a Pericles (commenti, suggerimenti, ecc)