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Intervista a Giovanni Di Franco, sociologo studioso del comportamento elettorale (I Parte)
Molti segnali che denunciano il ritorno del vecchio modo di fare politica nel nostro Paese. Tanto più a parole si dichiarano intenzioni di cambiamento tanto più nei fatti si continuano i perenni balletti di potere
"Quali prospettive intravede per il sistema politico italiano?" Ritengo che il sistema politico italiano abbia raggiunto il livello più basso dal 1992, ossia da quando è iniziato quella che io chiamo la seconda fase della prima Repubblica e l'inizio della biblica fase di transizione politica italiana. A ben vedere ci sono molti segnali che denunciano il ritorno del vecchio modo di fare politica nel nostro Paese. Paradossalmente, come tipico della cultura italiana, tanto più a parole si dichiarano intenzioni di cambiamento tanto più nei fatti si continuano i perenni balletti di potere. "Ma allora in che senso siamo in una fase di transizione?" Siamo in una fase di transizione nel senso che - accertata l'inadeguatezza del sistema politico italiano arrivato alla sua crisi nel 1992 allorquando il quadripartito riuscì ad ottenere una risicata maggioranza - si imponeva la necessità di rifondare l'assetto istituzionale del sistema politico, che fosse in grado di soddisfare le richieste di maggiore governabilità e trasparenza dello stesso. "In tale contesto Tangentopoli è stata la causa del crollo del sistema politico o una sua conseguenza?" A mio parere si è sempre sopravvalutato il ruolo di Tangentopoli nel produrre il crollo del sistema politico italiano. I mali della partitocrazia erano denunciati già da almeno trent'anni, ad esempio dai radicali e addirittura dall'Msi di Almirante. Mi ricordo di aver visto numerosi film già a partire dagli anni '60 che denunciavano i comportamenti dei politici amministratori corruttibili e corruttori. Quindi tangentopoli ha contribuito solo temporaneamente a congelare le carriere politiche di famosi personaggi. Poi la storia più recente è nota a tutti. Molti di questi personaggi sono tornati, magari in posizione un po' defilata, e si sono distribuiti nei vari schieramenti politici. "Che cos'è che caratterizza il momento di transizione attuale?" Come tutte le cose che sono accadute in Italia, ciò che caratterizza i processi politici intrapresi è la loro incompiutezza. Abbiamo conosciuto una democrazia bloccata, stiamo adesso sperimentando una transizione bloccata. Le uniche riforme che sono arrivate a conclusione sono le leggi elettorali per elezioni politiche e amministrative. Fra queste solo quella che regola l'elezione diretta dei sindaci sembra aver dato risultati in linea con le aspettative. La peggiore legge elettorale varata è invece quella relativa alle elezioni politiche, che come giustamente dichiarò Sartori è un cangatto. Una tipica espressione del "cerchiabottismo". Il povero Mattarella, artefice di questa sconsiderata legge, ha dovuto ricorrere alla più astratta ingegneria per riuscire a garantire i mal ridotti partiti politici in generale e i numerosi piccoli partitelli in particolare. "Sull'inadeguatezza della legge elettorale sembrano essere tutti d'accordo. Come mai allora non si riesce a cambiarla?" Non è stato possibile cambiarla perché, come spesso accade, non si è creata una maggioranza trasversale ai due Poli per stridenti conflitti, all'interno di ciascuno, fra l'interesse dei grandi partiti e quello dei piccoli partiti. Sarebbe bastato applicare il sistema elettorale del Senato alla Camera per dare una spinta decisiva al maggioritario in Italia. Se solo si fosse eliminata la seconda scheda della Camera, avremmo assistito al forzato ridimensionamento delle velleità dei partiti. Probabilmente si sono perdute troppe occasioni per riformare efficacemente le legge elettorale proprio perché ogni proposta avanzata veniva accolta dalle altre parti politiche con diffidenza e sospetto. "L'attuale legge elettorale chi avvantaggia?" I risultati delle elezioni del '94 e del '96 hanno dimostrato che questa legge premia la coalizione meglio organizzata sul piano della strategia elettorale. Nel '94 Berlusconi, con la doppia coalizione, sfruttò appieno i meccanismi della legge elettorale; nel '96 fu l'Ulivo ad essere avvantaggiato dalle scelte strategiche. Per le prossime elezioni è ancora presto per valutare le scelte dei due poli principali. "Nelle prossime elezioni, data l'attuale legge elettorale, gli altri attori politici saranno un elemento di disturbo più per il Polo o per l'Ulivo?" Non è ancora chiaro quale sarà il prossimo assetto dell'offerta politica. Se, come sembra, avremo almeno tre o quattro schieramenti al maggioritario potremmo aspettarci delle sorprese. Inoltre le incognite dovute all'elettorato della lista Bonino, della lista Di Pietro, e di tutto quell'arcipelago che non si riconosce negli schieramenti principali e che nei sondaggi pre-elettorali viene sistematicamente ignorato, potrebbe produrre risultati imprevisti. "In generale, quanto influisce la legge elettorale sul risultato delle elezioni e sulla governabilità?" Secondo me è impossibile rispondere a questa domanda in astratto, proprio perché non esiste in astratto una legge elettorale migliore di un'altra. Spesso ho sentito affermare qualche esponente politico italiano che bisognava adottare pedissequamente un sistema elettorale-istituzionale di un altro paese (il maggioritario all'inglese, il proporzionale alla tedesca, il semi-presidenziale alla francese, e così via), ma il problema della situazione italiana - per un'infinità di motivi sui cui non possiamo soffermarci in questa sede - andrebbe risolto individuando chiaramente gli obiettivi da perseguire e poi sviluppando coerentemente con la tradizione politica nazionale un sistema idoneo al conseguimento degli stessi. Non dico che questo sia un compito semplice, però mi sembra l'unico percorso che possa essere praticato per uscire da questo stato di debolezza sistemica. Ribadisco: bisognerebbe convincere i nostri rappresentanti politici a lavorare una volta tanto nell'interesse generale del Paese. Forse questa è una richiesta ben superiore alle capacità mostrate dall'attuale classe politica. "Rispetto alla cultura politica italiana, quale sistema elettorale ritiene più compatibile con essa?" Storicamente la cultura politica italiana si è articolata lungo almeno quattro principali tradizioni politiche: la cultura cattolica, la cultura laico-liberale, la cultura socialista e la cultura qualunquista-populista. In realtà ho citato solo le principali, in quanto volendo se ne potrebbero individuare altre. Ragion per cui, vista la frammentarietà e la pluralità di anime politiche, a mio parere occorrerebbe un sistema politco-elettorale più vicino al proporzionale che al maggioritario. Basterebbe individuare dei dispositivi che possano aumentare la governabilità. In questo senso, si potrebbe prendere a riferimento il sistema tedesco, apportando i necessari correttivi idonei al caso italiano. "Quali sono questi correttivi?" Indicazione preventiva di un cartello di maggioranza, con eventuale indicazione del premier, e una qualche forma di impegno scritto dei partiti coalizzati a rendere indissolubile il patto di maggioranza per tutta la legislatura. Detto in altri termini, una sorta di legge "antiribaltone". Sono contrario a consentire un cambio di leadership rispetto al ruolo di primo ministro. Se nel corso della legislatura una maggioranza dovesse dissolversi dovrebbe venire automatico il ricorso ad elezioni anticipate. "Non si rischia così di andare troppo frequentemente ad elezioni anticipate, proprio considerando la tradizione politica italiana?" Non credo proprio. La legge elettorale sui sindaci mi sembra testimoni la forte deterrenza del ricorso ad elezioni anticipate. In ogni caso, è meglio che il potere decisionale torni nell'elettorato piuttosto che lasciare ai partiti ampia libertà di movimento in Parlamento. "Quindi è contrario alla fiducia costruttiva in vigore in Germania?" Sì, sono contrario, perché se in Germania si è ricorso a questo strumento solo in via eccezionale in Italia molto probabilmente tale strumento diverrebbe una consuetudine. "E' favorevole al proporzionale, però si dice che il maggioritario aiuti la governabilità. Qual è il Suo parere?" Come ho detto, in astratto non è sensato esprimere alcun giudizio. Nella situazione italiana, invece, credo proprio che un sistema maggioritario secco non risolverebbe affatto da solo il problema della governabilità. "Quindi si sono sopravvalutati gli effetti del maggioritario?" Decisamente sì. Chi è in grado di analizzare in profondità i problemi politici è ben consapevole del fatto che non basta cambiare la legge elettorale per modificare radicalmente un sistema politico. Nessuno si ricorda che l'attuale assetto istituzionale è praticamente lo stesso di quello fondato dopo la seconda guerra mondiale. Di questo bisogna prenderne atto. Molti politici, al contrario, ritengono di operare in un nuovo sistema che è frutto dell'autorappresentazione che loro stessi detengono. Inoltre, considero necessario rifondare il ruolo dei partiti all'interno del sistema politico. È vero che questa attuale fase di crisi coincide sostanzialmente con la crisi dei partiti. Questo però non deve portare a considerare il ruolo dei partiti esaurito all'interno di una moderna democrazia. L'eccessiva personalizzazione della lotta politica in Italia è a mio giudizio estremamente pericolosa. È sempre latente sullo sfondo il pericolo di una deriva populista o addirittura fascista. Solo i partiti, se in grado di riallacciare un rapporto di rappresentanza con segmenti della società civile, possono garantire rappresentanza e visibilità ad ampi settori della società civile.
3/11/2001
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