Disaffezione, assenteismo e scarsa partecipazione…
Di fronte alla profonda disaffezione e al progressivo calo dell'affluenza alle urne appare difficile prevedere come e cosa potrebbero rilanciare la partecipazione attiva dei cittadini alla politica…
Di fronte alla profonda disaffezione e al progressivo calo dell'affluenza alle urne appare difficile prevedere come e cosa potrebbero rilanciare la partecipazione attiva dei cittadini alla politica. La caduta delle ideologie, il rinnovamento del personale politico per «via giudiziaria» (Tangentopoli), la frammentazione e l'instabilità di un quadro politico che il bipolarismo italiano ha tutt'altro che semplificato, le difficoltà e il disorientamento dell'elettorato tradizionale, che fatica a ritrovare un minimo senso di appartenenza tra forze politiche che hanno progressivamente "annacquato" la propria identità, sono tutti elementi che hanno giocato un ruolo decisivo nella "fuga" della gente dalla arena politica.
A questo distacco sempre più ampio non è poi estraneo il continuo fiorire di nuovi movimenti, aggregazioni, fusioni, all'interno di un quadro politico in perenne assestamento. In effetti, orientarsi tra la flora e la fauna (Ulivi, Querce, Garofani, Trifogli, Margherite, Biancofiori, Asinelli...) delle nuove sigle, e riuscire a tenere dietro a tutte le novità che la politica italiana riserva quasi ogni giorno non è semplice neppure per gli stessi addetti ai lavori. Inoltre, lo "scollamento" tra il sistema bipolare che si è venuto a delineare a livello nazionale e il quadro politico europeo sta portando a situazioni assolutamente paradossali. Con un socialista come Claudio Martelli che viene espulso dall'internazionale socialista perché in Italia fa parte del Centro-destra; l'Udeur dell'ex democristiano Clemente Mastella che chiede di entrare nel Partito popolare europeo, ma rischia di restarne fuori, perché sta nel Centro-sinistra; Centro-sinistra in cui militano anche altri partiti ex Dc, come i Popolari italiani (che oltre a esserne membri sono tra i fondatori del Ppe) e partiti moderati, come Rinnovamento italiano (anch'esso membro del Ppe). L'espulsione dal Ppe di questi ultimi due per la militanza italiana con partiti comunisti o post comunisti è però chiesta dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, da poco entrato a fare parte dei Popolari europei, nonostante la ferma opposizione di diversi partiti membri, fra i quali proprio il Ppi e Ri...
A pochi mesi dalle prossime elezioni politiche, tra i due Poli di Centro-destra e Centro-sinistra hanno poi trovato spazio le incursioni al centro dell'ex senatore dell'Ulivo e protagonista di Mani pulite Antonio Di Pietro e dell'ex leader della Cisl Sergio D'Antoni, che tentano di occupare questo spazio nevralgico attraverso la costituzione di potenziali "Terzi poli".
Chiedendo scusa in anticipo per le inevitabili omissioni, il quadro politico che si sta quindi delineando è più o meno questo: partendo da sinistra, troviamo il Prc di Fausto Bertinotti, nato nel 1991, da cui si è staccato Armando Cossutta, che ha dato vita ai comunisti italiani (Pdci), restando nell'alleanza di Centro-sinistra. Questa è formata dai Democratici di sinistra (la Quercia) di Walter Veltroni, partito di maggioranza, che, però, contrariamente a quanto succede normalmente, non esprime il candidato premier della coalizione. Come noto, questi è il Democratico e sindaco di Roma Francesco Rutelli, che ha conteso la premiership al presidente del Consiglio Giuliano Amato. Poi ci sono i Verdi e i socialisti di Enrico Boselli (Sdi).
Quindi i partiti di centro di area più o meno cattolica e di matrice più o meno ex dc: dal più laico Rinnovamento italiano del ministro Lamberto Dini, ai più cattolici Udeur di Mastella e Popolari di Pierluigi Castagnetti, che insieme formano l'aggregazione di centro dell'alleanza (Margherita). Con i Democratici di Arturo Parisi, la cui identità non appare però nettamente definita. Dalla parte opposta, il Centro-destra ripropone nella "Casa delle libertà" l'alleanza strategica tra il Polo e la Lega di Umberto Bossi, nella convinzione di non ripetere gli errori del '94. Nella coalizione guidata da Berlusconi oltre a Lega e Polo (formato da An, Ccd e Forza Italia, che dall'improbabile e contradditorio obiettivo di rappresentare il "partito liberale di massa" si è trasformata nel principale erede del voto moderato ex dc), troviamo il Cdu di Rocco Buttiglione e l'Upr, di matrice cossighiana. Nella Casa delle libertà militano altre formazioni minori. Il Pri di Giorgio La Malfa, nel Centro-sinistra con il governo D'Alema attraverso la breve esperienza del Trifoglio (Sdi, Pri, Upr), come il partito cossighiano sembra ora in procinto di approdare nell'ormai "Condominio" delle libertà.
Fuori dai due Poli, oltre ai già citati Prc, Di Pietro e D'Antoni, ci sono i Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella. Convinti sostenitori dell'utilizzo di Internet, condannano i «logori riti» della politica italiana, che si ripetono ogni fine estate nelle piazze della Penisola. All'estrema destra troviamo poi la Fiamma tricolore di Rauti. Contrariamente alla tradizione, chi paga il prezzo più alto dell'allontanamento dei cittadini dalla politica è ora il Centro-sinistra.
A disertare le urne, infatti, è stato ultimamente l'elettorato di sinistra, che non sembra più ritrovarsi in una coalizione che ne ha fortemente ridimensionato identità e valori. In attesa di una semplificazione che consenta ai cittadini di avere un quadro più chiaro della situazione, la politica è chiamata a ritrovare un rapporto con la gente. E forse, proprio Internet potrebbe rappresentare lo strumento attraverso il quale rilanciare questo rapporto e fornire una visione più reale della politica. Che ne recuperari ruolo e credibilità all'interno della società.
11/16/2000