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Novembre '93: l'inizio dell'era Clinton riveduto e corretto, di Pericles

L’entusiasmo per la vittoria di Clinton ha contagiato anche una parte della sinistra europea. In seno a quella italiana è addirittura nata la famiglia dei «neoclintoniani»...

Nel novembre del 1993, quando Bill Clinton fu eletto per la prima volta presidente degli Stati Uniti, vivevo a New York. Gli anni di Reagan e Bush avevano lasciato un pesante segno sulla città. Gli «homeless», i senzatetto, erano tantissimi. Alcuni dormivano in scatole di cartone lungo le strade più eleganti, sotto i lampioncini con l’orologio Rolex di Madison Avenue. Interi quartieri di Manhattan erano in uno stato di degrado spaventoso. Nell’East village, gli edifici bruciati e i segnali stradali sforacchiati dalle pallottole aumentavano man mano che ci si avvicinava al fiume. Su tutto dominava il violento contrasto tra opulenza e miseria.

In questo clima, la voglia di voltare pagina e chiudere i conti con l’era repubblicana di Reagan e Bush ha trovato il suo logico approdo nei volti rassicuranti e «democratici» della giovane coppia Clinton-Gore. A quattro giorni dal voto per la Casa Bianca, il «four more years» scandito dai repubblicani, che invocavano un nuovo mandato (ancora quattro anni, appunto) per George Bush, era seppellito dall’ironico conto alla rovescia «four more days, three, two, one...» (ancora quattro giorni, tre, due, uno...) gridato non solo dai militanti democratici, ma dalle masse di emarginati che, mai come in quella occasione, partecipavano e riponevano le loro speranze nel voto presidenziale. Una mobilitazione senza precedenti, fino al fatidico «election day» il giorno delle elezioni. Emblematica l’iniziativa di tutti i bar dei quartieri più poveri di New York: per fare fronte al congenito astensionismo dei clienti, abituali e non, un cartello esposto alla porta avvertiva che «in questo locale si serve da bere solo a chi è in possesso del certificato elettorale firmato». E per convincere anche gli ubriaconi più recalcitranti ad andare a votare, il «primo giro» era offerto dalla casa...

Il resto è storia. L’entusiasmo per la vittoria di Clinton ha contagiato anche una parte della sinistra europea. In seno a quella italiana è addirittura nata la famiglia dei «neoclintoniani». Forse sarebbe bastato guardare con un po’ più di attenzione ai primi passi alla Casa Bianca dell’ex governatore dell’Arkansas per ricordarsi che qualsiasi presidente degli Stati Uniti [IABRE](Kennedy compreso...) è, prima di tutto, il presidente degli Stati Uniti. Della prima e ora unica supotenza mondiale, i cui interessi vanno tutelati con ogni mezzo. Anche con i missili.

Più della passione per la fellatio e per le stagiste della Casa Bianca, peraltro niente di eccezionale, due personaggi, apparentemente molto lontani fra loro, possono aiutare a capire meglio chi è l’uomo più potente del pianeta: Loyd Bentsen e Cecil Rhodes. Il primo è stato scelto da Clinton nel suo primo Esecutivo per ricoprire la carica di ministro del Tesoro. Personalità controversa, considerato il più conservatore dei senatori democratici, oltre a rappresentare gli interessi dei petrolieri texani, notoriamente non un manipolo di progressisti, Bentsen è stato uno dei più accesi sostenitori dei "contras" in Nicaragua. Per inaugurare il suo primo mandato presidenziale Clinton non poteva scegliere di meglio.

L’inglese Cecil Rhodes, nato nel 1853, è stato uno dei paladini dell’imperialismo britannico in Africa. Nel 1890 ha conquistato alla madre patria un larga porzione di Sud Africa, cui ha dato il suo nome: Rhodesia. Il suo obiettivo finale, la missione di una intera esistenza, era il controllo totale del pianeta da parte della «superiore» razza bianca anglosassone. A questo scopo, Rhodes ha istituito una speciale borsa di studio a Oxford, la Rhodes Scholarship, per giovani promettenti bianchi anglosassoni di ogni parte del mondo. In modo da formare una classe dirigente mondiale, che oggi occupa ogni livello del mondo degli affari e della politica internazionale ed è impegnata a mantenere e promuovere la supremazia e il controllo angloamericano sul resto del pianeta. Si racconta che Lyndon Johnson si lasciò scappare di essere l’unico membro dell’amministrazione Kennedy ad avere frequentato un normale college del Texas. Gli altri erano quasi tutti laureati a Oxford: Rhodes Scolars, i discepoli di Cecil Rhodes, di cui Bill Clinton è uno degli esempi più riusciti.

Oggi, dopo oltre cinque anni di presidenza Clinton, i quartieri degradati di New York sono rinati a nuova vita e gli homeless sono scomparsi. Ma tra i newyorkesi di vecchia data c’è chi si domanda, sempre meno scherzosamente, dove diavolo siano finiti...



5/23/2001
 
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