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Storia dei partiti italiani: il Partito Politico

Associazione volontaria di cittadini sulla base di una determinata concezione ideologica e politica, mirante alla gestione del potere o a creare un nuovo tipo di Stato e di società.

Partito politico.

Associazione volontaria di cittadini sulla base di una determinata concezione ideologica e politica, mirante alla gestione del potere o a creare un nuovo tipo di Stato e di società.

Così inteso il partito è un'organizzazione tipica della società moderna, solo nominalmente assimilabile ai partiti-fazioni che dividevano le antiche repubbliche o ai clan che si raggruppavano attorno a un condottiero in età rinascimentale o alle società e circoli dove si riunivano i deputati delle assemblee della Francia rivoluzionaria.

I moderni partiti hanno inoltre poco in comune anche con i comitati che nel secolo scorso preparavano le elezioni nelle monarchie costituzionali.

Pur essendo gli studiosi concordi sul fatto che i partiti siano andati sviluppandosi unitamente alle rivendicazioni dei moderni diritti di libertà e alle istituzioni liberali, la loro data di nascita rimane controversa. Infatti alcuni studiosi la fanno risalire alla riapertura in Inghilterra del "Lungo Parlamento" nell'ottobre 1641, quando presero forma ordinata i due partiti Whig e Tories che, da allora in poi, si avvicendarono al governo.

Altri studiosi, in particolare M. Duverger, affermano che, escludendo gli Stati Uniti, non si ebbero partiti prima del 1850. E' comunque certo che lo sviluppo dei partiti moderni è strettamente legato a quello della democrazia parlamentare, e solo nella seconda metà dell'Ottocento, con l'estensione del suffragio popolare, si ebbe una graduale trasformazione delle precedenti associazioni e gruppi parlamentari e il passaggio dai "comitati elettorali", privi di una stabile organizzazione, ai moderni partiti organizzati. Inoltre, solo attraverso una lunga evoluzione essi andarono assumendo la struttura attuale, passando dal partito di comitati, a quello di sezioni, poi di milizie, di cellule e di apparati.

La stessa costituzione di comitati elettorali era direttamente collegata all'estensione del suffragio popolare che rendeva necessario l'inquadramento dei nuovi elettori. La creazione di comitati fu inoltre, soprattutto un'iniziativa della "sinistra" alla quale la "destra" si associò per cercare di conservare la propria influenza.

Altrettanto si può dire dei partiti. Primi a costituirsi furono infatti i partiti radicali e socialisti e il socialismo parlamentare si sviluppò soprattutto dove più radicate erano le tradizioni e le istituzioni della democrazia liberale: Gran Bretagna, Scandinavia, Francia.

In Italia nel 1861, quando fu inaugurato il primo parlamento unitario, non esistevano partiti organizzati, ma solo gruppi clientelari, facenti capo a due fluidi raggruppamenti, liberal-conservatore l'uno e liberal-radicale l'altro, espressi da un corpo elettorale ancora molto ristretto.

La riforma elettorale del 1882, infatti, portò gli elettori da seicentomila a poco più di due milioni, corrispondenti al 7% della popolazione.

Con la costituzione del Partito socialista nel 1892 si ebbe la nascita in Italia del primo partito moderno.

Le prime elezioni a suffragio universale maschile e a sistema proporzionale, svoltesi nel 1919, modificarono profondamente la rappresentanza parlamentare, dimezzando la vecchia maggioranza liberale, mentre i socialisti si affermavano come partito di maggioranza relativa (156 deputati), seguiti dai cattolici (Partito popolare) con un centinaio di deputati.

_ Classificazione e tipologia dei partiti.

Vari sono i criteri in base ai quali sono costruite le tipologie dei partiti. Una prima distinzione, nell'ambito della ricerca sociologica, è tra polipartitismo, cioè regimi in cui sono presenti vari partiti; bipartitismo, cioè regimi a due partiti; monopartitismo, cioè regimi a partito unico.

- Il polipartitismo è caratteristico delle democrazie dell'Europa occidentale, ad eccezione della Gran Bretagna. Nei sistemi polipartitici nessun partito, in genere, possiede una solida maggioranza assoluta e si tende a ricorrere a governi di coalizione, in cui più partiti, in proporzioni diverse, costituiscono la maggioranza di governo mentre altri costituiscono l'opposizione. E' questo il sistema in cui più frequenti sono le crisi di governo.

- I sistemi bipartitici sono caratteristici dei paesi anglosassoni che hanno preso a modello il tradizionale sistema inglese. In essi il partito di maggioranza detiene stabilmente il governo, mentre l'altro esercita l'importante funzione di critica e controllo, attraverso l'attività di opposizione. In Inghilterra si è giunti a riconoscere ufficialmente l'istituto dell'opposizione che dispone di un "governo ombra". Il sistema bipartitico, tuttavia, non esclude la presenza di partiti minori, come il partito liberale inglese.

- I regimi a partito unico sono una tipica istituzione del nostro secolo, per quanto già nel Manifesto di Marx-Engels del 1848, l'affermazione che i comunisti non costituiscono un partito a sé, ma rappresentano l'intero proletariato nella sua missione storica, sottintendesse già l'idea, sviluppata dal comunismo moderno, di un solo partito quale espressione della volontà del proletariato.

Notevoli differenze sussistono comunque tra i vari regimi a partito unico. Infatti, tra gli esempi storici di monopartitocrazia figurano il Partito comunista dell'Unione Sovietica, il Partito repubblicano del popolo, promosso in Turchia da Kemal Ataturk; il Kuomintang (Partito nazionale del popolo), creato in Cina da Sun Jatsen; il Partito nazionale fascista italiano; l'Unione nazionale portoghese, creata per sorreggere la dittatura di Salazar; il Partito nazionalsocialista tedesco; il Falangismo spagnolo; il Partito rivoluzionario istituzionale messicano, ecc.

Altre tipologie distinguono tra partiti democratici e partiti autoritari, sulla base della loro struttura e funzionamento interno.

Altre tipologie distinguono tra partiti a struttura diretta, in cui il rapporto tra partiti e affiliati è diretto, e partiti a struttura indiretta in cui, come nel caso del laburismo inglese, oltre agli affiliati a titolo personale, aderiscono istituzioni collettive, come sindacati, cooperative, mutue e associazioni varie.

Un'altra distinzione è quella tra partiti filosofici, legati a un patrimonio dottrinario e partiti utilitari che non richiedono agli aderenti l'adesione a una dottrina precisa, tendendo invece ad ottenere il maggior numero di adesioni e avendo come scopo principale la conquista del potere.

Più comuni sono le distinzioni tra partiti conservatori, riformisti e rivoluzionari; tra partiti di destra, di centro e di sinistra, con le varianti di centro-destra e centro-sinistra; tra partiti costituzionali e anti-costituzionali.

Storicamente importante è la distinzione tra partito di opinione e partito di massa, i primi caratteristici del XIX sec. e i secondi del XX. A questa classificazione sfuggono tuttavia partiti come quelli laburista e conservatore inglesi e democratico e repubblicano d'America che, per dimensioni, sono partiti di massa, ma presentano caratteristiche organizzative molto più vicine ai tradizionali partiti di opinione.

In genere gli aderenti ai partiti d'opinione provengono da strati sociali diversi, sulla base di istanze riformistiche nell'ambito delle istituzioni esistenti. Inoltre il partito d'opinione è caratterizzato da una organizzazione rudimentale, a differenza del partito di massa che dispone di un complesso apparato.

A Max Weber si deve la formulazione di una tipologia che distingue, in seno ai vari partiti: i capi-partito; i membri attivi del partito, che possono esplicare attività di controllo; i membri non attivi mobilitati durante le campagne elettorali e in situazioni eccezionali di lotta per il potere; i mecenati del partito, fenomeno caratteristico dei partiti borghesi.

L'organizzazione di grandi partiti di massa ha consentito a un numero crescente di persone di intervenire direttamente nella lotta politica. Contemporaneamente essa ha però determinato la creazione di complessi apparati di partito, cioè di strutture burocratiche che tendono a creare un distacco tra i partiti e il corpo elettorale che li esprime, producendo il fenomeno della partitocrazia.

Tendenze oligarchiche e burocratiche sono presenti in tutti i grandi partiti di massa che operano attraverso un sistema di deleghe, corrispondenti ai vari gradi di partecipazione popolare. Si lamenta inoltre un troppo lento adattamento delle posizioni ideologiche dei partiti alle nuove esigenze della società in cui operano.

Essi comunque costituiscono tuttora gli organismi più rappresentativi di una società democratica, offrendo a chiunque la possibilità di partecipare attivamente alla vita pubblica.

La problematica politica degli anni più recenti ha portato al distacco dai partiti maggiori, sia di governo che di opposizione, di una parte dei loro militanti più politicizzati e una scarsa adesione da parte dei giovani per iniziativa dei quali si è avuta una ricca fioritura di circoli, associazioni politico-culturali, gruppi extraparlamentari, molti dei quali, anziché proporsi come alternativa, hanno assunto una funzione incentivante nei confronti dei partiti maggiori.



10/31/2001
 
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