L’Italia giolittiana
Nel febbraio del 1901, il Re chiamò alla guida del governo il leader della sinistra liberale, Zanardelli, che affidò il ministero degli esteri a Giovanni Giolitti.
Il ministero Zanardelli-Giolitti durò tre anni.
La figura di Giolitti apparse in Italia durante un periodo di crisi.
Nel 1898 vi fu un aumento del prezzo del pane che scaturì grandi rivolte in tutt’Italia. Né Rudini né Pelloux, capi del governo, seppero dominare la situazione. Infatti Rudini fece l’errore di proclamare lo stato d’ assedio. Nel frattempo, Pelloux non riuscì a venire a capo all’ostruzionismo, così alle elezioni del 1900, quest’ultimo sciolse le Camere.
Parallelamente Umberto I fu assassinato da un anarchico,Gaetano Cresci, e Vittorio Emanuele III gli succedette al trono, apparendo più propenso ad assecondare le forze progressiste.
Nel febbraio del 1901, il Re chiamò alla guida del governo il leader della sinistra liberale, Zanardelli, che affidò il ministero degli esteri a Giovanni Giolitti.
Il ministero Zanardelli-Giolitti durò tre anni, e vi furono fatte varie riforme, come per esempio la costituzione del Consiglio superiore del lavoro. In seguito, fu’ migliorata la legislazione, le organizzazioni sindacali crebbero notevolmente,ecc.
Dal 1898 l’industria decollò, la vita si delineava migliore ed il reddito pro-capite aumentò in misura considerevole anche se sussistevano i problemi del Meridione dove la disgregazione sociale era notevole, essendo quelle regioni nettamente inferiori, sotto vari aspetti, a quelle dell ’Italia settentrionale. Per di più, un gran numero di persone emigrarono verso paesi europei o nord americani, e ciò costituiva un problema per l’ Italia,visto che diminuiva la forza di lavoro.
Dopo le dimissioni di Zanardelli, nel 1903, Giolitti fù chiamato alla guida del governo. Egli portò avanti l’esperimento social-liberista, più aperto alla partecipazione di esponenti moderati ma soprattutto condizionato dalle forze conservatrici. In seguito, Giolitti continuò a sviluppare riforme: tra le più importati menzioniamo il suffragio universale maschile e la monopolizzazione statale delle assicurazioni sulla vita, eseguite nel 1911.
Una notevole caratteristica della politica di Giolitti consisteva nell’abbandonare le redini del potere nei momenti difficili per poi riprenderle quando le acque si erano calmate. Questa “strategia” è stata eseguita varie volte (nel 1905, 1909 e 1911) grazie al suo controllo sulle forze parlamentari.
Pertanto Giolitti fù molto criticato, sia dai socialisti rivoluzionari e dai cattolici democratici, che dai liberal-conservatori e dai meridionalisti. Lo si accusava di corruzione all’interno dei rispettivi movimenti, di agire solamente per il bene delle oligarchie e dei operai del nord, e soprattutto, la sua politica fu paragonata a quella di De Pretis, riferendosi al fenomeno del trasformismo.
La guerra di Libia,nel 1911, che si concluse con i Patti di Losanna nel 1912, ebbe oppositori decisi, tra cui i riformisti socialisti, con a capo Turati, e gli intransigenti.
Questa guerra indebolì molto il paese e fu seguita dall’ascesa degli intransigenti al potere. A questo punto iniziava già a distinguersi la figura del giovane Benito Mussolini (soprattutto con il congresso di Reggio Emilia nel 1913, durante il quale, riformisti di destra furono espulsi dai rivoluzionari dal Psi).
All’inizio del secolo, si sviluppa anche il movimento cattolico. Da una parte, il movimento democratico cristiano, diretto da Murri, che fu però frenato da Pio X, e dall’ altra il movimento sindacale cattolico, rappresentato anche dalle Leghe bianche. In questo movimento importante emerge la figura di Luigi Sturzo.
Con il patto Gentiloni, programma previsto dal presidente dell'unione cattolica Ottorino Gentiloni, che prevedeva fra l'altro la tutela dell'insegnamento privato, l'opposizione al divorzio e la tutela delle organizazzioni sindacali cattoliche, vi era una prospettiva dello sviluppo di un movimento cattolico autonomo. Il suffragio si allargò con la partecipazione di cattolici italiani. Ciò incrinava la fisionomia laica del Parlamento Italiano per via dei deputati “gentilonizzati”.
La situazione dell'epoca indusse Giolitti a dimettersi nel marzo del 1914, sperando di nuovo di riprendere il potere quando la situazione sarebbe migliorata. Intanto il potere politico era affidato a Salandra, leader della destra liberale.
Come abbiamo premenzionato, la guerra di Libia portò degli effetti critici in Italia, un clima di scontento e di scontri. Ciò verificò nel 1914 quando ebbe luogo la cosiddetta “settimana rossa”: durante una manifestazione tre dimostranti morirono in uno scontro con la forza pubblica; ciò provocò una grande insurrezione, delle fratture nel movimento operaio ed il rinforzo di tendenze conservatrici.
In conclusione si può dire che la politica giolittiana fù positiva per la democratizzazione della società e lo sviluppo dell’economia, ma fù del tutto inadeguata a fronteggiare le tensioni causate dalla nascente società di massa.
4/22/2002